domenica 9 luglio 2017

Vertical Etna - L'affascinanza

Affascinanza totale
mancanza di respiro
gioia assoluta
angoli della bocca divergono verso l'alto
occhi impazziti osservano la magia di pixel reali immagazzinandoli per sempre,
....io, presentemente assente apro tutti i pori affinché quell'emozione invada ogni piccolo frangente di me.

Bisognava correrla per confermare/amplificare quanto in realtà trasferiva attraverso il web.
Ospite di un isola vittima della magnificenza
dominata da una potenza naturale di rara bellezza e maestosità
Figlia del un team sportivo  EtnaTrail ASD di Linguaglossa, l'11° edizione di Vertcal Etna, zero-tremila.
43 km di emozione vulcanica,
presa con rispetto, corsa con la testa, lasciandola entrare, ascoltandola, respirandola col corpo e con la mente fin dal pre gara.

Oltre 530 runner alla partenza dalla sabbiosa spiaggia di Marina di Cottone.
Un chilometrino scarso di riscaldamento, giusto per, passatemi il termine, "scancrenire" il movimento delle gambe quasi a lavarne le giunture con un forte anticalcare.
Solo 10 minuti circa di tranquillo movimento, non era così importante effettuare un riscaldamento con la R maiuscola mi importava mettere in moto la "macchina".
Partenza dalla spiaggia con una precisa puntualità Siciliana, qualche frangente dopo ma in fondo ....che fretta c'è.
La mia posizione in griglia non è delle più avanzate, rimango appositamente in seconda battuta per non farmi trainare dentro al ritmo forsennato classico degli start.
300 metri, svolta a sx e la strada inizia a salire per non smettere più fino all'ultimo cm.
Lascio che i primi chilometri passino molto tranquillamente attendendo l'assestamento di posizioni iniziale.
Rimango lì, fregandomene di coloro che passano a ritmi superiori, pienamente concentrato sulle sensazioni percepite in quel primo tratto di gara.
Strada che sale abbastanza decisa già dai primi chilometri con direzione  Linguaglossa (14° km) dove è situato il primo tappeto di controllo e rilevamento cronometrico.
Seguo la legge della pazienza del non strafare, il mio respiro non dovrà mai raggiungere l'affanno, il cuore deve rimanere entro il 75% delle sue possibilità, ho tutto ben chiaro in mente essendo pienamente consapevole che tutto quanto si giocherà negli ultimi 10 km laddove l'Etna diventerà il padrone incontrastato di tutto.
Idratarmi, bere tanto,  bagnarmi di più per combattere i già oltre 30 gradi delle otto di mattina ed il calore di rimando dell'asfalto.
Il passo sta bene, la gamba gira libera e liscia, l'appoggio sicuro mi rende altrettanto sicuro che della scelta scarpe.
Clayton 2, tra le possibilità Hoka One One, è stata veramente azzeccata; veloce, reattiva, leggera e dalla giusta sensazione di asfalto sotto ai piedi.
In tasca  6 X-Treme Energy Gel Inkospor , gusto arancia e ice tea, la previsione  è  di assumerli ogni 6 km  o poco più  (in raffronto agli 8 km di una maratona) senza il problema di essere o meno nei pressi di un ristoro vista la possibilità di ingerirli anche senza berci dietro ...... EEEHHHH ?   Inkospor ? Mica micio micio bau bau ...voglio dire.
Sale, la strada sale dirigendosi verso la potenza della natura attraversando dapprima i piccoli paesi caratteristici Siciliani.

E' impegnativa, incostante nella sua pendenza, il ritmo va sentito dentro, non può essere valutato/impostato con il fido Garmin; il caldo aumenta, passo dopo passo, il corpo impegnato nello sforzo fisico e la temperatura esterna crescono propozionalmente.
Al sesto/settimo km il primo ristoro (ce ne saranno veramente molti), afferro la bottiglia d'acqua, mi disseto, bagno e la ripongo nello spazio apposito scoperto vari anni fa nell'esperienza del Decaironman di Pergusa.
Corro col body, come sempre nelle gare sulla distanza, fermo sul corpo (non gratta i capezzoli), stabile, dotato di tasche elastiche nel posteriore dove posizionare i gel evitando che saltino a destra e sinistra seguendo il balzo della corsa e sopratutto stretto nella parte superiore tanto da permettere di riporre la abbiglia d'acqua subito sotto al collo (scendente tra le scapole) "incastrata" con la classica incurvatura del mezzo litro  tra l'"elastico" del body e la pelle.
Lei sta lì , ferma e stabile, le mie mani sono libere di seguire il movimento della corsa mentre lei, senza tappo, distribuisce piccoli getti d'acqua, seguendo il ritmo della corsa, che rinfrescano schiena e corpo.
Pelò, atleta raffreddato a liquido, sfrutta al massimo quest'opportunità continuando nel suo passo controllato  rivolgendo gli occhi  alla cortina di fumo che caratterizza in alto un cielo limpido e privo di nubi.

Mi sorpassa.
Capita (quasi sempre) che ti sorpassi qualcuno che "non merita di farlo" .
Appositamente virgolettato  perché in realtà chi ti (mi) sorpassa in fondo merita sempre (almeno in quel preciso momento visto che sta andando più forte) ma capita e a me capita veramente spesso, che mi sorpassi qualche atleta che per una modalità di corsa, per una fisicità non proprio da atleta mi fa pensare al "com'è possibile che ... ? "

Alto, magro e dalla gamba lunga, mi passa più o meno all'ottavo km con un ritmo non troppo diverso dal mio, di quelli che "va come me" però pian piano scivola via fino a sparire quasi dalla vista (il quasi è dato dalle frequenti curve del percorso).
Lo osservo .
Mi rimane impresso per la sua corsa, indossa ha un paio di scarpe da trail di una rinomata marca, le più leggere sicuramente ma con suola trail,  corre con un passo non lungo (siamo in salita) in proporzione alle sue  leve  e cosa che più alimenta il mio pensiero è che, al contrario del sinistro che è nella norma, butta il piede destro molto girato verso l'esterno e sopratutto sulla parte anteriore del piede.
Questa caratteristica lo costringe ad un assetto di corsa molto storto, quasi sgangherato che mi fa pensare a quanta fatica in più faccia rispetto ad una corsa corretta e al com'è possibile.
- Vuoi che mi debba stare davanti ???
Da sempre è una cosa che mi salta agli occhi e  che fa si che l'atleta/i di turno entri nel mio mirino virtuale.
D'acchito provo a tenere il ritmo, pochi passi, poi decido che è ancora lunga e lascio che lentamente si allontani.
Corro inalterato per i primi dieci km, la posizione non è male, lo deduco dalla densità dei podisti, quella di categoria rimane un mistero assoluto, non conosco ne gli avversari ne sono stato attento a chi mi abbia sfilato ad inizio gara e chi no.
I secondi dieci sono più impegntivi ed a mio avviso sono un tratto molto importante della competizione, un sforzo sopra le righe, in questa parte, avrebbe presentato il conto già dalla terza decina tratto in cui avevo previsto una variazione di intensità di corsa/impegno.
Il caldo comincia ad avere la C maiuscola ma ci sto bene ed inoltre il mio congegno di refrigeramento a liquido funziona che è una meraviglia.
14° km passaggio a Linguaglossa.
A metà paese si abbandona la strada principale per uscire , nel corso di qualche chilometro, dai paesini inforcando la lunga via che conduce alla piana di Provenzana del 33° km punto in cui sono posizionate le borse con il cambio e l'asfalto saluta i nostri piedi.
Sale, continuamente sale, non stacca mai, continuo a correre bene senza sentire la sensazione della
                                                                                                                                       
 fatica, oltre a quella naturale della corsa, ....insomma, sto bene e, occhieggiando alla posizione del mio avversario acquisito attendo il 20 km mentre la strada si avvia verso la cima che ora vedo chiaramente davanti.
Il percorso comincia ad assumere le caratteristiche della strada di montagna, curve, contro curve e tornanti sono ora i protaginisti interni di una pineta che sarà fida compagna fino al 32° km.
I ristori sono abbondantissimi sia in numero (a tratti c'e ne sono anche a 3 km  l'uno dall'altro) sia per l'approvvigionamento presente in ognuno di essi,  pick up con cassoni pieni di bottigliette d'acqua e personale girano su è giù pronti a dare sollievo ai concorrenti.
I miei pit stop sono tutti veloci, rallento afferro una bottiglia d'acqua, un bicchier di sali e riprendo il ritmo. Di tanto in tanto aggiungo anche un pezzo di banana, non tocco altro lasciando che la ricarica energetica necessaria rimanga un esclusiva  Inkospor.
20° km.
E' l'ora di  prendere in mano la corsa, di iniziare a "soffrire" facendo salire cuore ed intensità sportiva.
Funziona, la gamba mi segue grazie anche alla partnership con la mente che,  accorgendosi del recupero sugli avversari, mette a disposizione kit di energia aggiuntiva non inquinante.
E' già un bel mix di sensazioni,  la strada mii accompagna passo dopo passo dipingendomi un panorama meraviglioso attorno.
Tutti , personale  dell'organizzazione, accompagnatori di altri atleti sono estremamente  gentili, le gambe girano che è un piacere per una mente  che si fortifica accantonando le energie necessarie ad affrontare il tratto più impegnativo della scalata a Monsieur Etna.
E' intorno al 26° km che passo il "mio uomo"  , già da qualche il mio ritmo è divenuto più veloce del suo e lui involontariamente si avvicina a me .....in senso inverso.
Lo passo in concomitanza di un ristoro, lui stoppa io uso il solito metodo veloce e l'elastico da quel momento si tende a mio vantaggio  mentre l'aria vulcanica si fa sempre più forte, la pineta comincia a diradarsi lasciando spazi aperti e la pietra nera comincia a colorare il grande schermo che ho davanti agli occhi.
E' ancora caldo anche se la temperatura, salendo di quota, è meno pressante, più fresca, non c'è più la necessità del raffreddamento a liquido costante, la bottiglia può comodamente restare tappata, quello che rimane importante è comunque il bere costantemente per evitare di disidratarsi proteggendosi da un vento costante che toglie agli atleti la percezione del dispendio salino.
Ho già deciso il come affrontare il punto di cambio (33°km) al quale arrivo in solitaria.
E' tutto chiaro nella mia mente,  nessuna sosta se non il tempo per afferrare dalla sacca (depositata in partenza) l'eccezionale maglia tecnica Biotex  appositamente acquistata.
Mezze maniche con tasche posteriori, cerniera completa anteriore ed aderente al corpo ( alla ciclista) ...colore giallo Pelò/Domani Arriva Sempre .... non posso sbagliare.

Me la passa su mia indicazione una ragazza addetta,  la afferro e la indosso continuando nella mia corsa.
Tutto cambia di lì in poi,  ci sono dentro, immerso fino al collo,  una strada vulcanica di colore brunito si srotola sotto ai piedi.
E' formata da microsassolini e sabbia vulcanica; a tratti è come camminare sulla sabbia del mare con la differenza che il piede tende a scivolare indietro vittima dell'importante pendenza.
In un frangente vengo scaraventato dai 6'/6'30" -km circa agli 11'30" e anche più. E' una botta violenta, impegnativa, come passare da Peppa Pag  a Shining.
Un salto netto nell'opposto che porta in se un fascino ed una fatica oltre ogni aspettativa.
La respiro ad ogni passo col pensiero che in fondo sono solo 10  e  passo dopo passo anche quelli saranno riposti alle mie spalle.
Mi scordo anche del pensiero "altura" , siamo a 1.800,  in 10 km arriveremo ai 3.000, aria rarefatta che più di una volta mi ha giocato brutti scherzi causandomi giramenti di testa (sopra i 2200/2400) togliendomi lucidità.
Non ci penso, proseguo col mio passo che, da tradizione millenaria, non è camminato ma di leggera e corta corsetta (più proficua per me che non sono un camminatore) .
Economica al massimo con il piede che si stacca veramente poco dal suolo causandomi frequenti  , poco simpatici, inciampi nelle pietre che imperversano il sentiero.
Qualche camminatore con la C maiuscola mi passa e se ne va,  ma qualche altro col passar dei chilometri si ritroverà dietro alla mia costante azione podistica intersecata poche volte da piccoli tratti di camminata per dar fiato e ristoro al fisico.
Le Hoka One One Clayton 2    (in foto post vulcano) sono fantastiche, grippano bene e la loro leggerezza si rivela basilare rendendomi la corsa più facile in quella estenuante ultima decade.
La cima si avvicina,  la pendenza non molla mai, è un continuo spingere, forzare sui muscoli stanchi, con occhi che scrutano , cercano gli avversari studiandone il ritmo, la condizione quasi più per distrarsi che per il vero input agonistico.
Quando capita, ne osservo il viso, la presenza di capelli, barba bianca o meno cercando di capire la categoria di appartenenza.
Da M 50 presuppongo di portare a casa un buon piazzamento, avevo guardato la classifica 2016 supponendo un mio tempo intorno alle 5 ore e 05 minuti.
Con quel tempo avrei centrato un buon piazzamento ..... lo scorso anno .
Non è il mio pensiero principale, l'obiettivo primario rimane sempre  arrivare per abbracciare, metaforicamente, il grande vulcano,  magari prendendo anche lui ..... quell'atleta forte che l'amico runner  mi ha indicato in partenza classificandolo come molto forte ( e lo è).
E' davanti di qualche centinai a di metri.
Lo osservo da un po' vittima di una "bambola" con la B maiuscola, subisce completamente la salita e, seppur facendo passi verso la vetta emana un effetto visivo contrario.
Pochi minuti, lo passo .... penso sia della mia categoria :-) e mi avvantaggio.

Si sta bene, nei versanti in cui sono esposto al vento chiudo la zip della mia Biotex proteggendomi e regalandomi una coccola, quando invece sono protetto la potenza del sole fa sentire il suo teporino permettendomi di aprirla completamente.
Manca veramente poco, li conto sulle dita di una mano, i tornanti si susseguono e con essi gli inciampi nei sassi, la vetta , la zona d'arrivo, è ancora nascosta agli occhi  cosa che invece non lo è lui ..... l'insignito del ruolo di avversario ufficiale.
Me ne accorgo controllandomi alle spalle in uno dei vari tornanti, sta arrivando da sotto ......cammina, ma le sue falcate sono ben più proficue della mia corsa .

In un certo senso mi rode un po' il culo (in modo molto sano) ,  provo a reagire cercando di tenerlo a bada ma niente da fare nel giro breve mi affianca e mi passa davanti .......  è ultimo km.
La strada molla si avvalla un po' , mi illudo per un attimo di poterlo ripassare in quel frangente dove posso finalmente riallungare il passo e cercare di spingere ..... deve essere la stessa cosa che fa lui visto che il distacco rimane esattamente lo stesso ...... quei 20/30 metri.
Su, in alto c'è l'arco arancione di arrivo, le bandiere vele sventolano rumoreggiando sotto la potenza costante del vento, la rampa per l'arrivo è breve ma si arrampica veramente tanto.
Ci si arriva lanciati, lì mi posso giocare l'ultima carta.
Lui è uno che cammina lungo e corre bene io, da qualche parte, ho quell'energia extra che mi permette di andare oltre.
La strada si impenna, la prendiamo entrambi di slancio, il mio respiro è subito in gola,  strozzato, vittima di un passo potente che non sono disposto ne a cedere ne a calare.
Spingo , spingo e spingo ancora con gli occhi puntati in alto ma anche lateralmente per osservare come si comporta il mio avversario.
Inizia a camminare e la mia corsa,  quella tolta da chissà quale cilindro, mi regala la possibilità di passarlo di potenza.
Il suo sguardo, rivolto a me in quel frangente, mi dice che ho via libera;  sfilo in avanti velocemente, senza rallentare anzi dando l'ultimo colpo che mi accompagna sotto all'arco di finisher mentre lo speaker mi annuncia.
E' finita,  ho amichevolmente combattuto con l'Etna "vincendolo" con un tempo ben sotto le mie aspettative ..... 4 ore 46' 44".
Respiro, mi riprendo ......  guardo alle mie spalle.
Ogni pensiero scompare, mi lascio avvolgere dall'affascinanza che dolcemente mi strappa via da tutto il resto.  

Visto da lì è un altra cosa.
Monsieur Etna è sublime, splendido,
potenza e bellezza della natura,
tranquillo ma "incutente" timore
è un invito al rispetto, una lezione di vita.

Lo guardo, respiro quell'assenza di confini , la mancanza di tracce dell'uomo .
Dimentico tutto, gara , risultato, categoria .... qualsiasi altra cosa.
Ascolto il vento, il sorriso, la gioia ....l'intensità di un attimo che vorrei non terminasse.

Un grande regalo destinato a rimanere nel tempo insieme al resto di tutta questa veloce toccata e fuga in terra siciliana caratterizzata dal valore umano, nella condivisione di una sana passione di vita capace anche di farti

a) incontrare, a 1000 km da casa, il Mitico Jane dopo quasi 6 anni di non incornati nonostante la vicinanza. E' in grande spolvero e non perde mai  sempre il suo immancabile sorriso corredato dalla splendida filosofia sportiva ( sarà lui che mi dirà il mio risultato e che ritirerà il mio premio mentre io volo già verso casa)
b) riabbracciare (che piacere) la super Runner  Luisa Balsamo ed Harduin Ferdinando conosciuti nel 2007 in Mauritania e difficilmente incontrabili
c) conoscere Alessandra e Paolo alloggiati nel "mio" stesso Bed and Breakfast  estremamente gentili e semplici nel corso di tutta la permanenza
d) apprezzare ancora una volta la Sicilia per la sua immensa cortesia e tranquillità d'esercizio
e) poter contare su un organizzazione attenta ai minimi particolari e disponibile nel gestire le esigenze di persone che come me avevano tempistiche diverse da quelle del programma organizzativo.

Unica nota negativa ?
Non esser riuscito a condividere il tutto con Lisa impegnata professionalmente in altri fronti non sfruttando una ghiotta occasione  per rimanere qualche giorno in più in quella terra magnifica staccando per un attimo la spina dal frenetico ritmo regalandoci attimi preziosi di tranquillità insieme.



Il risultato ?
L'Etna, le sue emozioni,
il resto, per importanti e soddisfacenti che siano,  rimangono solo numeri.


Domani Arriva Sempre
Andrea Pelo di Giorgio















 

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