lunedì 16 ottobre 2017

Esserci

Cervia, la conferma più bella  
pronta,  magicamente presente, con uno splendido sorriso 
capace di lasciarsi rapire, trapassare da un onda emozionale in grado di trasferire vita, passione oltre ad  una cultura sportiva maiuscola in ogni sua piccola parte. 
Assorbirlo, viverlo, farlo proprio ritrasmettendolo poi  agli atleti sotto forma di  entusiasmante tifo.

Ore 5,30 (apertura zona cambio) , già presenti
silenziosamente osservano, guardano ….studiano il comportamento, i rituali scaramantici , la meticolosa precisione piuttosto che l’esatto contrario di ognuno di noi. 
La notte è ancora padrona, leggermente illuminata dall’afrore rosso intenso che comincia a farsi largo all’orizzonte e da uno squarcio elettrico che illumina il tratto dedicato del lungomare. 

Movimenti nel silenzio, sguardi assonnati, segnati da una probabile notte poco dormita; 
tesi, assenti,persi all’interno di un pensiero profondo chiamato Ironman. 
Tutti intenti a controllare quanto posizionato la sera precedente.
Le sacche dei cambi (bici/corsa), la bicicletta, lo stato delle gomme , il numero di pettorale ben posizionato tra le corna del manubrio, il casco, il chip alla caviglia …..e lentamente il giorno inizia.

Con esso sale anche la voce degli speaker (l’amico Dario e la bella e brava Veronica) fino a quel momento soffusa nel dare informazioni per non violare il  torpore che ancora avvolge gli atleti.  
E’ un formicaio pieno di colori che appaiono sempre di più con l’avvento del giorno.
Sagome girano in continuazione ripercorrendo ritualmente le stesse traiettorie  prima di uscire ed indossare il vestito nero di gara che  forma una grandissima macchia color petrolio sulla spiaggia libera di Cervia. 
E’ una Cervia vestita da festa come mai lo è stata, l’evento sportivo più importante di sempre se non l’evento più importante di sempre e la mia Cervia (quella delle persone di tutti i giorni) ha risposto alla grande regalandomi un sorriso infinito.

Ci sono anche io , col mio silenzio invaso da una tensione di altri tempi. 
Così ci sono arrivato umilmente zitto, con l’ironia di chi , piuttosto che sbandierare medie orarie, tempi , distanze e quant’altro ha sempre scherzato dicendo che lo avrebbe vinto.
E non è una bugia perché Ironman, come del resto tutte le competizioni, rimangono in fondo ed innanzitutto  gare con se stessi  nella quale la sottile linea di demarcazione tra la vittoria e la sconfitta sta solo nell’averci messo il massimo impegno di ciò che si è riusciti a portare in partenza.
10 anni dopo l’Embrumman (la gara su distanza Ironman più bella e più dura della mia storia sportiva) torno a rivivere un emozione  che ormai era divenuta, per quanto bella fosse ogni volta, la solita. 
A Cervia c’è qualcosa di diverso.
Oltre al capire se dopo 10 anni potessi ancora avere determinate prestazioni, oltre al presenziare alla prima assoluta di Ironman in Italia c’era la mia gente, la mia città schierata a pochi metri, a pochi centimetri.
Provare a trasferire l’entusiasmo, la bellezza, la determinazione che mi ha sempre guidato in campo sportivo , poter dimostrare a casa mia quanto la motivazione, possa essere primaria nel raggiungere risultati e quanto la passione possa avere effetti positivi sulla vita è stato per me un grandissimo regalo, qualcosa di veramente grande ed emozionalmente magico. 

Ore 6,00  “disperso” in zona cambio;  
avevo preteso una partenza da casa con tempi molto anticipati , per fare tutto con calma, per non dimenticarmi il benché minimo particolare della preparazione e godermi quella magica tensione respiro dopo respiro. 
Al di là della rigida rete di demarcazione gli occhi di Lisa mi osservavano accompagnandomi nei movimenti.
Teso come non mai sono reduce da una notte bianca di quelle delle grandi occasioni, passata a far riposare il fisico e totalmente incapace di fermare la mente. 
Vagavo, al momento, alla ricerca di una pompa (chiaramente la mia era a casa) per mettere alla giusta pressione le gomme della “mia” bellissima Cervelo P3.
Cuore lento,battiti secchi e ben scanditi, come percossi da pugni decisi dall’interno che cercano di sfondare la gabbia toracica.  
La Cervelo P3 fornitami gentilissimamente per la stagione Ironman da Sessantallora mi strizza l’occhio “ faremo una buona frazione nonostante i pochi chilometri percorsi” ;
le fantastiche e leggerissime Hoka One One Tracer a riposo nella sacca attendono l’indosso per la gloria finale; 
Pelò mi rammenta di continuo l’importanza di essere metodico e precisissimo con l’assunzione del nutrimento Inkospor  preparato e diviso per frazione in modo accurato e scientifico secondo la mia variopinta legge naif.
Fuori dall’immensa e lunghissima gabbia di transizione. 


Secondo caffè con  estrema tranquillità.
Per me doveva essere una festa in cui tutti gli attimi andavano vissuti ascoltandoli con calma dentro anche se a a tratti la volontà avrebbe voluto che tutto passasse più velocemente. 
E’ la bellezza di questo gioco. 
Una fatica strana quella del pre gara , ti cava il fiato, la dominanza sulla mente, ma ha un sapore speciale che solo dopo riuscirai a gustare a fondo. 
Metto nell’aria sorrisi tesi,  incrociando gli amici,  sto vicino a Lisa che sa benissimo come vivo le mie sfide capendone l’importanza. 
Indosso il vestito di Gala, la mia magica Zoot Prophet alla quale ho promesso l’ultima fatica prima di una meritatissima pensione, abbandono le scarpe lasciando i piedi nudi a contatto con il fresco del terreno. 
Una piccola sensazione di estrema libertà.
E’ un fresco inebriante , sveglia e …ti mette a diretto contatto con la natura …… assenza di confini.
La spiaggia non è mai stata così bella, piena di un nero che si muove; archi gonfiabili mostrano orgogliosi il rinomato nome appena antistanti ad un mare piatto ed azzurro come raramente avevo visto. 
E’ già il momento dei saluti. 
Bacio Lisa, le sorrido
Il suo “divertiti” si insinua all’interno della mia tensione …… è fantastico e sono fantastici i passi sulla sabbia che seguiranno quel momento. 
Solo con me stesso, in mezzo a migliaia di persone,  amo quel momento. 

E’ così vero, profondo e mio che ambisco rimanga presente per il resto della mia vita. 
Da un ora a un ora e dieci, quella è la griglia che scelgo.
Ho un po’ paura di sopravvalutarmi ma l’istinto dice che sarà la scelta giusta per 

darmi uno stimolo mentale e  riportarmi ai valori di dieci anni fa. 
La partenza Roll Start è una gran figata, molto più semplice di quel che pensavo, nessuno mi guarda, nessuno mi indica dove entrare, scelgo autonomamente la griglia. 
Ognuno lo fa con cognizione di causa, nessuno ha l’interesse ne di infilarsi in una griglia più veloce della sua velocità  ne in una  meno veloce. 
L’ora dei Pro uomini arriva sottolineata a gran voce dagli speaker. 
Ancora dieci minuti per gli amatori, circa 20 per la mia griglia. 
Si lasciano scorrere, chiacchierando, salutando amici, scaricando la tensione con una sana pipi nella muta ed immergendomi nel ritmo de “l’ombelico del mondo” di Jovanotti.


I suoi tamburi sono come il battito del cuore. 
La maggioranza degli atleti segue il ritmo, chi ciondolando la testa, chi con  braccia o  gambe, chi con tutto il corpo. 
E’ una carica importante che mi accompagna fino al momento tanto atteso, l’apertura del cancello. 
L’ombelico del mondo …Cervia è in quel frangente, per un certo movimento di persone “l’ombelico del mondo” , ne vado fiero. 
E’ tutto veloce (5 atleti ogni 5 secondi), sotto al mio sguardo attento scivolano via gli atleti, dove sono mentalmente in quel momento non lo so  ma  …….5 4 3 2 1 via  …..5 4 3 2 1 via …. ..  torno  per un attimo ai lanci militari col paracadute …. “ alla porta  via ….. via …. via  
Il mio turno arriva di volata,  non sento più il cuore, non mi accorgo più dei suoi battiti, sono pronto , deciso e già combattivo. 

5, 4, 3, 2, 1 … l’acqua è già alle caviglie regalandomi la vastità di un mare senza confini pronto per essere nuotato per ogni verso e direzione. 
Roll Start ti regala lo spazio,  toglie l’affanno di dover “fare a botte” con una tonnara di uomini per sopravvivere nell’attesa che il serpentone natatorio si allunghi. 
Così  resto calmo, ho tutto lo spazio che desidero e, cosa più bella che ci sia, imposto il mio ritmo usando, dosando e gestendo sia fiato che forze  che sono interamente a disposizione per ill nuoto e non per uscire vivo dal “ring”. 
Il mare è una favola, un dono di Dio,  liscio come non mai , 18,4 la temperatura comunicata ….. la senti solo alle prime bracciate poi ti avvolge coccolandoti come un giusto copriletto quando il fresco riprende ad essere protagonista delle notti a fine estate.  Azzurro, talmente limpido da mostrare il fondo anche nei punti più lontani dalla riva. 
Corrente zero
E’ fermo, stabile, stranamente immobile non crea ne vantaggi ne svantaggi alla nuotata in ogni suo lato. 
Goderselo nel profondo e in ogni suo cm è l’unica cosa da fare.  
Lascio che sia, assaporando lo splendore di quella natura così potente e amica,  mi lascio accarezzare mentre bracciata dopo bracciata ricopro il percorso mantenendo una stabilità di ritmo notevole (per lo meno a sensazione) e scacciando i timori sulla mia resa natatoria cresciuti dopo un annata nuotata quasi esclusivamente con le palette (swimrun docet).  
L’uscita all’australiana, sebbene non sia la cosa più digeribile in una frazione natatoria, mi da una sferzata di brividi incredibile,  il nome Pelo scappa da ogni dove disegnandomi un sorriso capace di percorrere  l’intero perimetro interno del mio corpo.  

Inizia la discesa verso la fine ….. esatto la fine  perché ho ancora quella bellissima abitudine di dividere il mio sforzo in diversi traguardi non sovraccaricando la mente con il pensiero  di una fine che non vedrò prima della serata odierna. 
E’ una discesa fantastica, regala una velocità maggiore o almeno la sensazione  di arrivare al termine prima.  Lo fa a tal punto che tra una bracciata e l’altra, “l’ingaggio” di una “sfida” e l’altra mi ritrovo già con braccio e mano che impattano il terreno non avendo più spazio. 
In piedi , acqua alle caviglie, occhio al fido Garmin 920 XT  ….. “record mondiale frazione swim”.
Mai fatto, mai abbattuto quel piccolo muro, il sorriso è dentro, fuori probabilmente sono i segni della fatica ad essere  i protagonisti. 
Corridoio d’ingresso alla zona cambio molto lungo ma fantasticamente colorato e sonoramente riempito da un tifo veramente speciale.
Sebbene senza occhiali trovo la sacca 2206 abbastanza agevolmente; inizia la seconda avventura, la più impegnativa mentalmente, la meno mia, la meno preparata. 

Cervelo P3 #sessantallora sembra sorridere …ho già gli occhiali quindi vedo bene ….. la accompagno tenendole la mano dietro la sella con un  passo “quel che si può” fino all’uscita della zona cambio.
Segue un balzo degno di Fosbury per salire in sella, la curva e il lungomare è mio. 
Dalle transenne è tutto un “Pelo”; piedi nelle scarpe, elastici che si rompono , Pelò che si idrata  con i sali Inkospor/acqua e assume la posizione crono. 
Mi metto lì, non faccio altro che eseguire gli ordini di Pelò “mettiti lì e pedala”  
Lo faccio e…..pedalo …pedalo ….pedalo  seguendo la sensazione e l’ordine che ci dissimo  un giorno io e Claudio in allenamento:
- Pedalare senza sentire il dolore muscolare. 
Salvo il tratto E 45 il percorso è di mio gradimento e  si addice alle mie caratteristiche di passista (scarso ma passista). Offre la possibilità di impostare un ritmo mantenendolo per molte parti di esso. 
Sto bene, molto bene, benissimo (non come Shade) devo dirlo francamente. 


La pedalata è fluida, la lucidità mentale è ai massimi livelli, particolare, quest’ultimo, molto importante sopratutto  quando devi stare tante ore  in movimento e orde di ciclisti ti raggiungono e passano davanti sverniciandoti.
Non devo correre dietro a nessuno, la gara è con me, i ritmi devono essere i miei  e i conti si fanno in maratona. 


Nella mia fatica, nel mio impegno costante me la godo, osservo ogni ciclista che incontro,  gioisco dello spirito di alcuni concorrenti delle retrovie che  sembrano essere a spasso, non tanto per il ritmo  che magari è al  loro massimo ma per le  posizioni rilassate con cui  affrontano la frazione (grande filosofia sportiva). 
Raramente la testa si allontana dal contesto della gara,  c’è sempre qualcosa che mi tiene all’erta, gli avversari, il percorso , il tifo che esplode quando passo e la metodicità alimentare con cui affronto la frazione. 
Un Energy Gel Inkospor ogni 30 km doppiato in modo alternato da una inko-barretta banana-mela . 
E la strada passa, come magicamente lo fanno le giornate e la vita in genere; 
passa a tal punto che velocemente mi ritrovo verso la fine di quei 180 ….anzi 183 km ciclistici  insigniti del titolo “punto cruciale del mio Ironman” . 
Sto bene, mi ripeto,  stanco sì ma non sfibrato, le energie pulsano ancora forti e davanti a me c’è la mia parte favorita che seppur impegnativissima è sempre quella in cui riesco a dare il meglio e da cui assorbo le emozioni più belle. 
Mantengo il giro di gambe, forse lo forzo anche un po’ nel tratto finale, accompagnando quella sagoma di atleta Naif fino al tappeto d’ingresso della zona cambio .
183 km ben fatti, pedalati tutti esclusivamente in modalità #nodraft (lo scrivo solo per  impattare la coscienza di chi invece inganna se stesso per poter far uscire dalla bocca un


timing finale minore ). 
La sensazione piedi nudi a terra non è delle migliori ( sono completamente inchiodato nel movimento caviglia), non me l’aspettavo diversa,  l’appoggio piatto e diretto del piede a terra amplifica a mille il mio dolore al tendine destro. 
Lascio che guidi lui, senza forzare il movimento, metabolizzando il dolore e recuperando il fiato mentre la colonna sonora del tifo esplode. 
Saluto la Cervelo P3 Sessantallora appoggiandola con cura, c’è un grazie , un sorriso per la grande avventura che termina a tutti gli effetti in quel preciso istante poi corro verso la magia.  
Al momento che indosso le mie Hoka One One Tracer , 180 gr di performante comodità , reattività  e sicurezza d’appoggio i dolori si nascondono lasciando uscire, dalla zona cambio l’altro Pelò, quello sorridente, pimpante, determinato e sicuro di correre verso una prestazione importante.
Il crollo in maratona non viene neanche preso in esame.
Lascio all’esperta sensazione  il compito di guidarmi nei successivi 42 km . 
Ascolto a fondo ogni piccola sensazione che deriva dai miei passi, dalla fatica muscolare alla leggerezza e fluidità della mia corsa, dalla respirazione cadenzata agli indolenzimenti delle parti del corpo alla concentrazione che serve per mantenere/migliorare una prestazione fino all’euforia dell’essere lì che arriva violenta come una valanga montana.

E’ una festa sin dai primi passi, Cervia viene giù al mio passaggio , gente che conosco bene benissimo , altri meno bene, alcuni non li conosco neanche ma tutti hanno rilasciano nell’aria un’incitamento nei miei confronti che mi carica di energie facendomi scivolare lungo le strade del percorso quasi senza fatica. 
4 giri di un percorso vario e fantastico che permette di avere tanti punti di riferimento, tanti microtraguardi che mi accompagnano agevolmente alla fine  di esso. 
4  è un numero basso, basta veramente un niente per farlo arrivare a zero se la testa lavora positivamente. 
Così, velocemente, grazie a Cervia e a quell’ambaradam di roba che mi carica diviene anche troppo corto dandomi appena il tempo di assorbire quelle emozioni che già è l’ora di lasciarle andare. 
Quarantadue km da favola in cui sport e cultura si fondono  dando vita ad un sapore unico. 
Per me c’è qualcosa in più, c’è una vita dietro, un modo di essere, di ragionare, di pormi con la gente c’è  Pelò e Domani Arriva Sempre che in quel frangente, così corto, mi sembrano trionfare sopra ad ogni cosa. 
E’ un grande regalo, è il sapore aggiunto all’Ironman, il motivo unico per cui ho deciso di rifare una gara del circuito. La vittoria sta già lì in ogni passo sostenuto dalla folla, ma sono un agonista ed un generoso che ama ancor più che ricevere il donare e in contrapposizione al regalo così grande che sto ricevendo voglio, ci tengo, a poterne fare uno altrettanto importante alla mia città e schiera di fans. 
Fare una belle maratona mantenendo un passaggio fresco ed un grande sorriso è per me la cosa più giusta. 
Determinazione e concentrazione per non lasciare che il corpo rallenti naturalmente invitato dalla stanchezza. 


Una stimolazione continua, un riuscire a gioire metro dopo metro delle sensazioni che la corsa fluida riesce a regalare, anticipare con l’immaginazione il sapore di un obiettivo ancora lontano ma già molto più vicino rispetto alla mattina. 
I brividi che scattano quando vieni incitato, quelli che invadono il corpo ogni volta che affronti metodicamente un ristoro, impegnandoti nell’effettuarlo in modo preciso per darti la ricarica fino a quello successivo. 


Due bicchieri d’acqua,  uno bevuto , uno in testa,  ogni tanto una banana o frutta, una volta i sali minerali, una volta la coca cola poi un altro bicchiere d’acqua da bere ed una spugna per bagnarmi ancora la testa.  
Ogni 7 km  preciso come non mai il mio #energy gel inkospor per l’inserimento di preziosi carboidrati e quella che rimane una grossa fatica ed un incredibile impegno mentale ti scivola via sfuggendomi dalle mani facendomi transitare all’inizio dell’ultimo giro dove inizia la vera festa. 
Ogni “Vai Pelo” sarà l’ultimo di quella grande emozione ed ogni sorriso sarà un ringraziamento. 
Il mio ritmo rimane ancora quello, variabile nell’arco di qualche decina di secondi/km a seconda del tratto , del percorso. 
La possibilità di velocizzarlo di tentare qualcosa di più veloce c’è ma ….. il confine tra quella corsa e la crisi da fatica è veramente molto sottile e il mio regalo per Cervia deve essere correre bene. 


Lo mantengo, forse allungo un po’ nei primi km di quel giro ma non ne sono neanche poi tanto sicuro, forse è solo sensazione probabilmente non sento ancora l’allineamento che però tarda veramente poco presentandosi all’uscita della pineta. 
E’ il momento del regalo a Pelò, il momento in cui energia e mente si allineano creando la magia. 
La sensazione di fatica svanisce, le gambe aumentano progressivamente la frequenza, l’emozione di quanto sta succedendo riempie completamente corpo, mente e anima.
La gioia di sentire un fisico ancora così reattivo, pronto, disposto a seguire il desiderio di  amplificare a mille l’emozione già arrivata trasformandola in un uragano  è impagabile. 
Se potessi mi fermerei in quel preciso istante,  
quando lei (la mente) diventa la padrona assoluta della situazione mostrando le sue infinite potenzialità.
Non c’è cosa più bella della consapevolezza di esserne parte attiva.   

Non c’è più fatica, 
c’è forza 
piacere di correre
melodia di un gesto sportivo 

Brividi scorrono sulla pelle
l’impatto dell’aria è improvvisamente un altro è  più fresca , magicamente presente. 
La strada passa, il passo si allunga ancora assumendo un ritmo importante tanto da richiamare anche l’attenzione ed i commenti  del pubblico estero. 
Il porto canale, l’ultimo ristoro , è tutta una voce,  un captare di commenti incitamento che impattano nelle mie orecchie svanendo velocemente per lasciar posto ad altri. 
Non credevo potesse esserci qualcosa di così grande , intenso. 
L’entrata sul lungomare sancisce l’ultimo km di quest’incredibile avventura, è la bolgia. 
Mi sembra di volare.
E’ il momento di gioire di lasciarsi rovesciare come un calzino dalle emozioni che si accalcano spingendo per entrare.

Stendo ancora di più la mia corsa, lasco che scivoli, fresca, sciolta, naturale ……. libera. 
L’arrivo è un tripudio, allargo le mani do il 5 a quante più persone posso, mi lascio sopraffare dalla commozione  vivendo intensamente ogni piccolo attimo di quella favola. 
Le Braccia alzate, sorrette dal sorriso più bello del mondo, lasciano spazio alla potente euforia del subito dopo nella quale rimango sconfusionato, intento a cercare Lisa con gli occhi mentre piovono complimenti, qualcuno mi chiama per stringermi la mano, farsi una foto o più semplicemente dirmi bravo.  
Rimango un po’ lì , ….immerso nel mio mondo, felice di quella consapevolezza che mi sono guadagnato ed in costante attesa del sorriso di Lisa per condividere l’emozione che vorticosamente gira dentro di me. 
Appare sulla tribunetta d’arrivo in mezzo agli amici D.A.S. , quello attendevo, quello volevo in quel preciso 

momento.
L’abbraccio , il suo bacio, il riuscirle a trasferire con poche e semplici parole quanto  stessi bene e fossi felice di quell’istante …. di quel regalo. 

La festa, pochi lunghi minuti che come sempre scivolano via, il cuore si riassesta, l’euforia pian piano scema lasciando  un Pelò  leggermente claudicante , egregiamente accomapagnato, che uscendo dalla porta principale riprende la via del “tutti i giorni”
Viso stanco, segnato dalla fatica
occhi vivi brillanti di una luce solare
sorriso capace di raccontare un emozione unica. 

esserci è la vera vittoria 
la differenza sta lì



Ed inoltre


  • Importantissimo,   #iocorroconlafrica, la campagna voluta e lanciata con Amref Health africa Italia in occasione di questo Ironman Emilia Romagna. 
Sfruttare la visibilità di un evento di tale portata per far conoscere Amref e le importanti operazioni umanitaria che da 60 anni porta avanti. 

Donare fa bene al cuore, lo sostengo da sempre come ho sempre sostenuto che ogni persona umana, nel suo piccolo, dovrebbe fare qualcosa per aiutare chi è più in difficoltà. 
Ogni aiuto migliora il mondo e solo migliorandolo tanti problemi, che molte volte ci piovono addosso a cascata, cesseranno di esistere. 
il mio debole per la terra Africana è ormai risaputo.  
Ironman Emilia Romagna è finito, #iocorroconlafrica è sempre attivo, e vero a tutti gli affetti vista la disponibilità della Federazione Namibia Triathlon nel tesserarmi ufficialmente. 
E' un invito a FARE.
Non restare indifferente. 
Basta poco per regalare un sorriso al proprio cuore 


  • E’ stato un piacere immenso, sentire tanta gente stringersi intorno a me.  E’ sicuramente il valore aggiunto di questa bellissima manifestazione sportiva che, per quanto mi riguarda, dovrebbe rimanere a Cervia per tutti gli anni a venire. Per le emozioni che mi ha dato è stato sicuramente l’Ironman più bello ed intenso.Penso non ci potesse essere modo migliore  (anche se non metto mai la certezza ….. in fondo tutto può capitare) di concludere la mia esperienza nel mondo Ironman. Tornarci, dopo 10 anni di assenza,  è stato unicamente per vivere sulla pelle tutto ciò che Cervia è stata in grado di regalarmi. 

- Tutti gli atleti ammoniti o squalificati dai giudici  nella frazione ciclistica sono stati vittime di un sorpasso da parte di un altro atleta che successivamente è rientrato appena davanti a loro e non aveva le forze di andare via. 
Non è cambiato niente in dieci anni, ma in fondo va bene così, ognuno in cuor suo sa. 
Sottolineo solo che quando un giudice estrae un cartellino, di qualsiasi colore esso sia, ha già verificato il dolo, in caso contrario fischia solo o richiama l’atleta alla correttezza.…..devo ritenermi fortunato per non aver mai preso ne un ammonizione ne una squalifica ? 

- La consapevolezza che con una preparazione ciclistica un attimo più mirata sarei ancora molto vicino, se non proprio sopra, ai miei tempi di tanti anni fa è il più grande regalo che mi potessi fare sportivamente parlando. #sonoancorali

- Il tifo della sezione Domani Arriva Sempre che mi ha seguito lungo il corso di tutta la competizione è stato veramente sopra ogni pensiero, compostamente ringrazio.
Ringrazio altresì le forze preposte per non aver staccato contravvenzioni a causa dei Decibel eccessivi immessi nell’aria 

- Non è il crono o la posizione che ci renderà apprezzati ma ciò che siamo in grado di trasferire a chi ci segue. 
Impegno, volontà, passione, umiltà, leggerezza, ironia, sana filosofia sportiva.
Essere in grado di far nascere il desiderio a chi osserva di provarci.   
“esserci è la vera vittoria - la differenza sta lì” 

- il piacere della gente che si è stretta intorno a me; l’abbraccio fraterno che ho ricevuto appena tagliata la linea del traguardo; “terrò questa foto sul comodino accanto al letto” ; “ ti prego prendi la mia borraccia” ; “scusa ma chi sei ? ..il sindaco?; Il ragazzo Sud Africano alla consegna dei pettorali che mi consegna il braccialetto verde di esordiente Ironman; Alessandro che nel silenzio della sua sedia a rotelle elettrica entra direttamente nella mia concentrazione realizzando un filmato stile Rai;  “You are Ironman”; tripudio della gente; la gente sul percorso; La festa ed il vestito a festa di Cervia; il mondo di casa a Cervia; l'uguaglianza per tutti; sorriso, stima e rispetto di ogni atleta verso gli altri qualunque colore fosse la pelle; la globalizzazione 


Grazie di cuore:

-   al mio amore Lisa e Arianna sorella che tutti vorrebbero avere
-   Riccardo e Fabrizio oltre che a tutti coloro che si sono impegnati per portare Ironman a Cervia e per organizzarlo perfettamente.
-   al team DAS che mi ha fantasticamente seguito
-   a tutti i cervesi e i non, per avermi abbracciato con un tifo spettacolare ma sopratutto averlo fatto con tutti gli atleti in gara ( #siateconme #siatecontutti)
-   alla natura per la giornata senza sbavature  che ci ha regalato 
-   a Claudio Cimatti
-   a Pelò perché continua ad aver sete
-   a Sessantallora, Inkospor, Hoka One One, Velosystem, Just Pilates Studio, Cervelo Italia, Piscina di Cesenatico  preziosi patner
-   a Amref Health Africa Italia che da mi da sempre la possibilità di riempire il mio cuore. 

Chiedo scusa: 
alla donna, ragazza, bambina (la distanza  e la confusione non mi hanno permesso chiaramente di mettere a fuoco) che dopo la linea finisher mi ha chiamato per una foto …. smarrito nel frastuono delle mie sensazioni e intento a seguire il desiderio di trovare Lisa ho perso l’attimo e, qualche minuto dopo, non l’ho più ritrovata..... non era nelle  mie intenzioni. 

#essercilaveravittoria

Andrea Pelo di Giorgio

Domani Arriva Sempre